Flessibilità e creatività in pandemia COVID-19

creatività e flessibilità per superare la pandemia

Siamo ormai in autunno e ci troviamo a fronteggiare la seconda ondata dell’ormai onnipresente COVID-19 con limitazioni e lockdown più o meno pesanti in tutta Europa, ma soprattutto conseguenze a livello psicologico e comportamentale.

Ho ritenuto interessante riproporre questo articolo trovato su Facebook lo scorso giugno di cui riporto di seguito due passi che ritengo ottimi spunti di riflessione a distanza di alcuni mesi.

Più flessibili, cioè più creativi

Annamaria Testa, esperta di comunicazione

8 giugno 2020

La flessibilità si è guadagnata in tempi recenti una cattiva fama, cresciuta quanto più le offerte di lavoro “flessibile” sono andate confondendosi con quelle di lavoro precario e non garantito. Così oggi “flessibilità”, nella mente di molti, evoca immediatamente il fenomeno deteriore e spesso odioso del precariato, e sembra qualcosa da evitare a ogni costo.

È un peccato: la flessibilità in sé, intesa come attitudine, proprietà o caratteristica che riguarda l’adattabilità a situazioni o condizioni diverse, non ha certo connotati negativi.

Una sorte analoga è capitata ancora prima alla creatività, e ai termini e alle pratiche correlate: si è parlato di “finanza creativa” per intendere finanza opaca e truffaldina, e di soluzioni “creative” per intendere soluzioni inefficaci, poco praticabili o del tutto campate per aria. Anche questa è un’interpretazione fuorviante.

Però, se non recuperiamo il senso più autentico e profondo dei due concetti, ci perdiamo qualcosa di importante e di utile, specie di questi tempi di cambiamenti non semplici. Dunque, vale la pena di provare a farlo. Tra l’altro, i due concetti sono strettamente correlati.

Il lockdown, sotto aspetti di flessibilità e creatività, ha sicuramente stimolato la rimodulazione dei ritmi e delle attività giornaliere da gestire autonomamente nel proprio ambiente.

Se per le famiglie non è stato semplice adeguarsi alla didattica a distanza dei pargoli con nuovi strumenti e orari, organizzarsi con la spesa e attività in casa, per altre fasce di popolazione il non dover sottostare a ritmi dettati dagli spostamenti per lavoro e svago, ha sicuramente fatto sorgere la fatidica domanda giornaliera: COSA POSSO FARE ORA?

Nuovi e vecchi passatempi, nonché lettura e mezzi di comunicazione come pc, tablet e smartphone ci hanno tenuto compagnia a tutte le ore, ma la mancanza del rapporto umano tra persone è stato semplicemente insostituibile.

ancora dall’articolo ..

Essere flessibili è un tratto di personalità, correlato con l’apertura al cambiamento. Con la capacità di esprimere le proprie potenzialità anche, e soprattutto, in situazioni fuori dalla norma. Con il benessere individuale e più in generale con il grado di soddisfazione per la propria vita.

Essere flessibili aiuta a immaginare alternative a una condizione non ottimale, o ad adattarsi più agevolmente e come meglio è possibile quando, di alternative, non ce ne sono proprio (volete un esempio recente? Pensate ai due mesi che tutti abbiamo dovuto passare restando chiusi in casa).

Essere flessibili aiuta anche ad affrontare meglio e più efficacemente le crisi, senza lasciarsi travolgere dall’ansia o dalla rabbia, e senza sentirsi sovrastati dallo stress.

In realtà, tutti sappiamo essere, almeno un po’ flessibili (e, dunque, almeno un po’ creativi) quando affrontiamo quotidianamente i cambiamenti dell’ultimo minuto e riusciamo a ristrutturare la nostra giornata e le nostre attività.

O quando, magari all’improvviso, sappiamo trovare un modo alternativo, e più semplice, per fare qualcosa che abbiamo sempre fatto: un nuovo percorso. Una nuova procedura. Un nuovo modo per organizzarci.

Riflessione

A giugno, al termine del lockdown, siamo usciti dalle nostre tane come lucertole al sole, leccandoci ferite e cicatrici, ma con uno sguardo positivo e pieno di speranze a un’estate di ritorno alla normalità, sicuri di aver fatto un sacrificio risolutivo rispetto al contagio dilagante. Una lettura positiva come quella dell’articolo riproposto.

Ora siamo a novembre, in autunno inoltrato, circondati di nuovo da migliaia di contagiati, ma con una differenza sostanziale: siamo consumati spiritualmente.

La flessibilità e la creatività sono attività di stimolo per la nostra psiche mirate a migliorare il ns status, ma a lungo andare possono portare all’esaurimento emotivo, il dover escogitare costantemente qualcosa per rimanere a galla senza vedere un porto sicuro, circondati da un mare di incertezze economiche e sociali, semplice disorganizzazione, e qualche volta menefreghismo da parte di persone che incontriamo giornalmente.

camminare su una sottile e insicura lastra di ghiaccio

Come superare la pandemia?

Questa è la domanda loop che è diventata una compagna costante al fianco, a cui non si riesce a dare una risposta univoca ed efficace, perché sembra di camminare su una sottile e insicura lastra di ghiaccio che scricchiola ad ogni passo, indipendentemente dalla direzione presa.

Per il versante fisico bisogna affidarsi alla scienza, con gli accorgimenti basilari del distanziamento sociale, delle mascherine, della sanificazione e soprattutto al buonsenso.

Importante è anche e soprattutto il supporto psicologico e morale che i nostri familiari sempre più spesso necessitano: essere oppure trovare un sostegno a cui appoggiarsi per coloro che fronteggiano momenti di esaurimento e sensazione di inadeguatezza, giorno dopo giorno.

Con la mancanza dei riferimenti quotidiani precedenti la pandemia si sente di aver bisogno di qualcosa senza riuscire ad identificarlo esattamente, un vuoto, come una connessione saltata, portando alla creazione una zona franca, una sorta di bolla protettiva in cui racchiudere e difendere i resti dei propri capisaldi di una vita.

Forse più che creativi dobbiamo essere semplicemente semplici, positivi, e focalizzare la nostra vita su cosa sia effettivamente più importante per ciascuno di noi, tralasciando quanto è diventato futile e non più prioritario.

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